Ciao nonno…

Caro nonno,
mi piace iniziare così, nello stesso modo in cui cominciavano le variopinte letterine che ti scrivevo quando ero piccola, e che a distanza di vent’anni ancora saltano fuori a Buonviaggio, istantanee di me bambina e testimonianze della nostra speciale complicità.

Te ne sei andato. Mi rende triste pensare che non mi chinerò più verso di te per baciarti sulla guancia prima di andarmene, portandomi via un po’ del tuo profumo. Non vedrò più i tuoi bianchissimi capelli né quel tuo sorriso così dolce che si apriva all’improvviso, tenero come quello di un bambino seppur privato dell’ausilio dello sguardo.

Tuttavia una parte di me è felice per te. Mi piace pensare che tu sia finalmente libero. Libero da tutti quei limiti fisici che negli ultimi anni avevano imbrigliato e offuscato il tuo spirito. Libero di essere di nuovo indipendente. Libero di essere di nuovo te stesso. Almeno nei nostri ricordi. Se penso a te oggi vedo il giovane uomo elegante che sorride dalle foto in bianco e nero. Vedo il ciclista che affronta l’ennesimo tornante con determinazione. Vedo il marinaio in divisa. Vedo il nonno in calzoncini corti e camicia sempre pronto a trasportarci in un mondo di pura fantasia. Vedo la persona che ci ha insegnato ad andare in bicicletta, mai troppo stanco per compiere ancora un ultimo giro dell’aia. Vedo il contadino che lavora nei campi e che mi lascia vangare un pezzettino di terra facendomi credere che lui non avrebbe saputo far meglio.
È così che ti voglio ricordare caro nonno. E se questa è l’ultima delle lettere che ti scrivo, voglio cogliere l’occasione per ringraziarti. Grazie per tutto quello che mi hai insegnato. Grazie per le meravigliose estati trascorse insieme, quando più che un nonno sei stato un compagno di avventure. Grazie per avermi trasmesso la passione per la lettura e la scrittura. Grazie per tutti i tuoi racconti, veri o inventati che fossero. Grazie per aver sempre avuto stima e fiducia in me.

Fa’ buon viaggio.

Buonviaggio, 1982

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